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martedì 17 marzo 2015

Recensione "Il signore delle mosche" di William Golding

Buongiorno readers!!
Come state??Mi scuso per essere stata assente negli ultimi giorni ma non ho avuto il tempo per passare nei vostri angolini, per me sta iniziando un periodo un po' movimentato tra ristrutturazione, burocrazia e trasloco quindi non riuscirò a passare da voi tanto quanto prima...mi spiace molto ma sono euforica per questo cambiamento e me lo voglio godere tutto!! *-*
Bene, dopo questa premessa posso lasciarvi alla mia recensione felice almeno di aver spuntato un nuovo libro dalla mia 2015 Classics Challenge!!
Come sempre lasciatemi le vostre impressioni! ^^

Titolo: Il signore delle mosche
Titolo originale: Lord of the flies
Autore: William Golding
Pagine: 239
Anno di pubblicazione: 2001 (1954)
Editore: Mondadori
ISBN: 978-8804492467
Prezzo di copertina: € 9.00

Trama: Un aereo cade su un'isola deserta mentre è in corso un conflitto planetario. Sopravvivono solo alcuni ragazzi che si mettono subito all'opera per riorganizzarsi senza l'aiuto e il controllo degli adulti. Sembra il prologo ideale per un romanzo d'avventura che celebri il pragmatismo e il senso della democrazia britannici. Qualcosa invece comincia a non funzionare come dovrebbe, emergono paure irrazionali e comportamenti asociali, da cui si sviluppa una vicenda che metterà a nudo gli aspetti più selvaggi e repressi della natura umana. "Il Singore delle mosche", 14 milioni di copie vendute solo nei paesi di lingua inglese, è la prova d'esordio e il manifesto di William Golding, premio Nobel per la letteratura nel 1983, che ama riconoscersi e riassumersi in questa frase: "L'uomo produce il male come le api producono il miele".
Voto

“Lord of the flies” è un libro che ho sempre voluto leggere, un classico della distopia che però già ad inizio lettura sapevo quasi per certo sarebbe andato a finire nel gruppo con Orwell e Bradbury, distopie diverse tra loro ma che per qualche ragione non sono riuscita ad apprezzare completamente. 

E' un romanzo crudo e violento che ci trasporta in una realtà assurda e inimmaginabile: un gruppo di ragazzini sono sopravvissuti ad un incidente aereo e ora si trovano dispersi su un'isola, quello che all'inizio può sembrare loro un'avventura, un gioco e una situazione libera dalle regole degli adulti si trasformerà ben presto in una lotta alla sopravvivenza, il più debole contro il più forte, raziocinio contro istintività.

I temi sottolineati sono proprio questi: bene contro male, razionalità contro primitività, il ritratto negativo dell'uomo che non riesce a tenere a freno gli istinti primordiali e animaleschi ma ancor più sconcertante è che Golding prenda come esempio la figura che nel mondo è simbolo di innocenza: il bambino.

Il suo romanzo è l'esempio di una visione pessimistica dell'animo umano, ricordiamoci che scriverà “L'uomo produce il male come le api producono il miele” proprio perchè secondo Golding l'uomo è fondamentalmente cattivo; in questo romanzo infatti protagonista non è un uomo che ha sulle spalle esperienze di vita che potrebbero averlo portato alla disperazione, ma un gruppo di bambini a simboleggiare che l'uomo senza educazione ed esempi di vita e lontano da una società plasmatrice, possa diventare presto cattivo e “bestiale”.

Ed esempi lampanti di ragione e istinto sono proprio i due personaggi principali, i “capi” delle due fazioni contrapposte: Ralph e Jack. Il primo è la rappresentazione della logica e della ragione, è il leader votato dal gruppo e si sente responsabile della loro salvezza, con la fissa del fuoco (unica mezzo per la sopravvivenza) e dei rifugi, cerca sempre di essere pensante e razionale ma per quanto sia buono cade un po' nell'alterigia e nella freddezza. Jack è esattamente l'opposto, impulsivo e arrogante, ha istinti violenti e i suoi atteggiamenti incutono timore, è il personaggio negativo del romanzo in contrapposizione sempre al primo. Ma per spiegarvi meglio vi lascio due passi che mi hanno colpita su entrambi:

"Jack pensò a una nuova truccatura. Si passò il bianco su una guancia e intorno a un occhio, poi fregò di rosso l'altra metà del volto e tirò un frego nero attraverso tutta la faccia dall'orecchio destro alla mascella sinistra. Guardò la sua immagine allo stagno, ma il suo respiro turbava lo specchio.
<Sammeric!Datemi una noce di cocco. Una vuota.>
S'inginocchiò, con quella coppa d'acqua. Una chiazza tonda di sole venne a cadere sulla sua faccia, e qualcosa di lucente apparve in fondo all'acqua. Egli guardava stupefatto, non vedeva più se stesso, ma uno sconosciuto che faceva paura. Rovesciò l'acqua e balzò in piedi, ridendo eccitato.
Accanto allo stagno sul suo corpo nervono, stava una maschera che affascinava e spaventava. Cominciò a ballare, e le sue risa divennero sanguinarie. Fece una capriola verso Guglielmo, e la maschera sembrava una cosa indipendente, dietro la quale Jack si nascondeva, liberato dalla vergogna e dalla coscienza di sé. "

 "Improvvisamente, mentre camminava lungo l'acqua, si sentì sopraffatto dallo stupore. Si accorse che cominciava a capire come fosse faticosa quella vita, nella quale ogni sentiero era nuovo, e una parte considerevole del tempo in cui si stava svegli si doveva passarla a guardarsi i piedi. Si fermò, osservando la sabbia, e ricordando la prima esplorazione entusiastica come se fosse parte di un'infanzia più bella, sorrise con scherno. Poi si voltò e tornò alla piattaforma, col sole negli occhi. Era ora di riunire l'assemblea e, mentre camminava nello splendore accecante del sole, si ripassò accuratamente il discorso che stava per fare. Non bisognava fare sbagli in quell'assemblea, non perdersi dietro a cose immaginarie.
Si smarrì in un labirinto di pensieri resi più confusi dalla mancanza di parole adatte a esprimerli. Si accigliò, e riprovò a pensare.
Quell'adunata non doveva essere un gioco, ma una cosa seria."

Riconosco i meriti al libro e a Golding ma purtroppo non sono riuscita ad apprezzarlo del tutto, è un libro che non scorre liberamente e fatica a decollare, ci ha messo quasi un centinaio di pagine per catturarmi un po' e credo che questa lettura sia stata la conferma che i classici della distopia non facciano per me.

Detto questo, ne consiglio comunque la lettura soprattutto agli amanti del distopico odierno almeno per scoprire le origini del genere e i veri romanzi distopici!

mercoledì 21 gennaio 2015

Recensione "Anna Karenina" di Lev Tolstoj

Buongiorno lettori!!
Oggi sono contenta di lasciarvi la recensione della prima lettura  spuntata in questo 2015 della mia personale Challenge, mi dovete scusare perchè mi è uscito un poema epico ma purtroppo non potevo essere proprio breve in questo caso!! Spero di non annoiarvi troppo... XD

Titolo: Anna Karenina 
Autore: Lev Tolstoj 
Pagine: 1210 
Anno di pubblicazione: 2006 (1877) 
Editore: Bur 
ISBN: 9788817011525 
Prezzo di copertina: € 10.80 

Trama:  Anna è giovane, bella e sposata a un uomo che non ama: quando incontra Vronskij, brillante ufficiale, con spavento e gioia se ne scopre attratta. Per Vronskij lascia marito e figlio, ma allo spegnersi dell'amore di lui si rifiuta di tornare sui propri passi e decide da sé quale dev'essere la fine. Il contraltare di Anna è il tormentato Levin, che cerca la sua strada lontano dal mondo aristocratico da cui proviene, nella semplicità della terra, nella fede. Nella vasta architettura del romanzo, Tolstoj osserva i suoi personaggi - Levin in cui mise così tanto di sé, l'amatissima Anna - mentre si muovono alla disperata ricerca di quei pochi, intensi spiragli di luce e di felicità che la vita concede agli uomini e alle donne.
Voto:

Venti giorni....di Tolstoj, venti giorni di avventure amorose e pettegolezzi, prima a Mosca poi a San Pietroburgo e viceversa, immersa prima in città, tra ricevimenti, balli, corse di cavalli, rappresentazioni teatrali e quant'altro una società borghese possa offrire e trasferimenti nella campagna russa dove la natura fa da padrona, immersa nel verde e nei campi, a seguire semine e battute di caccia ma anche ad ascoltare discussioni agrarie, economiche e politiche, venti giorni per capire Levin e Vronskij, per scegliere tra Kitty e Anna...perchè se credete di apprestarvi a leggere un intero romanzo con protagonista assoluta Anna Karenina beh..vi sbagliate di grosso!!
Anna non è che una pedina, una figura che forma una coppia, la coppia che “sfida” l'altra coppia: Anna e Vronskij in netta contrapposizione a Kitty e Levin. Ma andiamo con calma! 

Anna Karenina è stato il mio primo Tolstoj e direi che è andata piuttosto bene, le quattro stelline lo dovrebbero confermare ma ammetto che quelle stelline non sono del tutto sincere, per quanto mi sia piaciuto il romanzo purtroppo ancora adesso, a distanza di giorni dalla lettura, non so dare un giudizio numerico preciso a quest'opera.

Tolstoj ci presenta uno spaccato di vita russo, concentrando la sua penna sulla vita corrotta e ipocrita dell'alta borghesia russa, fin qui niente da dire perchè lo fa egregiamente, dipinge un ritratto realistico di una società falsa, anche attraverso l'abitudine aristocratica di parlare in società in francese non in russo, in cui l'apparenza è ciò che conta, il denaro e la posizione sociale sono fondamentali, il matrimonio meglio se organizzato e facoltoso, tanti segreti, amanti si ma solo se ben nascosti, tutto ciò che è deplorevole va bene ma se è celato; ed è proprio questo che condanna Anna perchè la scelta di lasciare il marito e abbandonare il figlio tanto amato è vista come uno scandalo proprio perchè viene fatto alla luce del sole....questo è il messaggio che mi è arrivato, Tolstoj del resto non punisce tutti i personaggi che lo meritano...vogliamo pensare a Stiva??

I sentimenti iniziali che ho provato per Anna non credevo sarebbe mutati così tanto nel corso del romanzo: se all'inizio la mia antipatia era rivolta a Kitty, davvero una entrata particolare la sua, una carattere debole e facilmente condizionabile sia dalla madre che dalla società che dal ben visino di Vronskij, il ribaltamento è avvenuto bensì non quando Kitty capisce l'amore che prova per Levin ma quando il suo personaggio cresce, diventando una moglie che vede le preoccupazioni del marito e si prende cura della famiglia...a questo cambiamento coincide anche quello di Anna, se all'inizio il lettore prova simpatia, o compassione, per una donna intelligente ed istruita che vive infelice accanto ad un uomo che non ama ma che dona tutta se stessa al figlio, con la passione che cresce per Vronskij la nostra anti eroina diventa una donna ossessionata dal suo amore, eccessiva nella sue manifestazioni sia fisiche che verbali, mostrando la sua fragilità psicologica e il suo bisogno di attenzioni, una donna condannata da una società falsa ma rovinata da se stessa perchè incapace di trovare la vera felicità. Davvero un personaggio con cui non ho trovato nessuna affinità, anzi, alla fine mi ha davvero stancata...una sorta di Emma Bovary non detestabile quanto lei solo per il fatto che Tolstoj non concentra un intero romanzo sulle sue vicende!

Parlando invece dei due uomini principali, Vronskij è un conte, ufficiale dell'esercito russo, superficiale e dall'aspetto intrigante, sembra illudere Kitty di un interessamento quando invece viene rapito dalla bellezza di Anna; l'ho trovato un personaggio abbastanza insulso e privo di carattere, non riesce a capire in fondo il carattere di Anna e a gestire i suoi continui cambiamenti d'umore, non mi ha particolarmente colpita né in positivo né in negativo; al contrario Levin è
forse il personaggio che più mi ha incuriosita, palese il fatto che sia un alter-ego dello scrittore con cui condivide parte del nome (Levin-Lev) e a cui viene affidato il ruolo di gestire quegli argomenti particolari e tanto cari a Tolstoj; tutte le parti in cui Levin sarà il protagonista saranno purtroppo anche quei momenti in cui l'autore si lascerà andare a pesanti digressioni di vario genere, principalmente di economia ma né la politica né la religione ci verranno risparmiate: queste parti, che sinceramente si presentano con troppa costanza, sono a mio parere il punto negativo del romanzo, posso comprendere i motivi che hanno spinto Tolstoj ad un'analisi personale di questioni importanti, visto quello che anni dopo passerà, ma rallentano la lettura con il risultato di appesantire tutto.

Accennavo in precedenza al fatto che le due coppie presentate da Tolstoj fungono proprio da contrasto: da una parte Anna e Vronskij con la loro passione travolgente, rappresentano la colpa di un amore instabile e mai del tutto sicuro, pieno di segreti e vendette, creano scandalo dall'inizio ma continuano con i loro atteggiamenti,
le loro azioni e le loro comparse in società a disturbare l'opinione pubblica, una passione più che un amore che non dona felicità a nessuno; dall'altra parte Kitty e Levin rappresentano la classica unione d'amore, matrimonio solido e incorrotto, dove regna la felicità ma anche un sentimento vero e reale, compreso di preoccupazioni sentite e del tutto naturali. 
Altra netta contrapposizione è quella tra città e campagna: la prima ospita tutto ciò che Tolstoj intende condannare, in città si svolgono tutti i passatempi pieni di futilità delle alti classi sociali che passano la loro vita nella nullità; la campagna invece è sinonimo di terra e di natura, è un luogo in cui si lavora duramente per poter vivere, dove i soli divertimenti sono stare in compagnia della famiglia o andare occasionalmente a caccia con i compagni, un luogo incontaminato dall'ipocrisia. 

Tanti quindi sono i temi affrontati in questo romanzo: le classi sociali e la loro ipocrisia, il matrimonio e la famiglia, la fedeltà e la passione, il progresso e la fede.
A proposito di fede, un ultimo accenno lo devo fare al finale perchè è soprattutto nell'ultima parte che Levin si concentra sulla religione e i suoi insegnamenti, fa un analisi accurata di se stesso, paragonandosi anche a personaggi a lui vicini e devoti e finalmente ritrova la fede; per i più credenti credo sia anche un finale apprezzabile, io invece l'ho trovato un po' deludente...non voglio parlare di religione, è un argomento un po' ostico, ma dopo tutto quello che è successo mi aspettavo qualcosa di più che concludere con il successo editoriale di Levin e la sua ritrovata fede.

In conclusione posso dire che lo stile di Tolstoj aiuta sicuramente il lettore, è lineare e scorre piacevolmente senza creare particolari difficoltà ma le troppe digressioni che pervadono il romanzo rallentano il ritmo della lettura e vanno ad annoiare.
E' sicuramente un grande classico della letteratura, la definizione “capolavoro del realismo” gli va a pennello, mi è piaciuto ma non ne sono rimasta entusiasta, purtroppo non rientra nei miei classici preferiti. Do il merito a Tolstoj di non avermi annoiata come ha fatto il suo rivale Dostoevskij. (scusatemi, non c'entra nulla ma lo dovevo dire XD)

Per finire non posso non dire “due” paroline a proposito del film del 2012 diretto da Joe Wright, su cui avevo discrete speranze (amo Orgoglio e pregiudizio) ma ahimé sono state del tutto deluse: ammetto che all'inizio la scelta di una scenografia teatrale mi ha incuriosita e colpita positivamente ma questo non basta per farne un film bello; a lungo andare sono usciti i difetti, nonostante il buon cast (Keira Knightley, Matthew McFayden, Jude Law, Emily Watson e altri ancora) purtroppo il livello di recitazione l'ho trovato basso, ad eccezione di Jude Law che ho trovato perfetto nei panni nel marito di Anna; tutto troppo eccessivo nel personaggio di Stiva (McFayden) e invece troppo spento e freddo nel caso di Vronskij (Aron Johnson davvero pessima come scelta). Davvero un brutto film, difficile da seguire e capirne la trama se non si è letto il libro, immagino che se l'avessi visto prima il mio voto sarebbe ancora più basso. (5)

Bene, questo è tutto XD...scusate ma non mi hanno dato il dono della brevità e avevo tanto, troppo, da dire e mi è uscito un poema epico!!
Come sempre...lasciatemi le vostre opinioni!!!

mercoledì 7 gennaio 2015

2015 Classics Challenge

Buon pomeriggio lettori!
Questo post, in realtà, era nato per presentarvi la Challenge a cui avrei voluto partecipare ma non era fattibile, soprattutto perchè già mi ero creata una challenge personale, ed è questo di cui voglio parlarvi brevemente: come sapete sono Classici-dipendente e qualche mesetto fa ho buttato giù una piccola lista di libri che entro dicembre 2015 voglio e devo assolutamente leggere, è arrivato il momento di mostrarveli:

<a href="http://geekybookers.blogspot.it/2015/01/2015-classics-challenge_7.html"><img src="http://i62.tinypic.com/rqyow1.jpg"></a>

  1.  Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas
  2. Via col vento di Margaret Mitchell
  3. Anna Karenina di Lev Tolstoj
  4. Guerra e Pace di Lev Tolstoj 
  5. I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij
  6. I Miserabili di Victor Hugo
  7. David Copperfield di Charles Dickens
  8. Il Circolo Pickwick di Charles Dickens
  9. La fiera della vanità di William Thackeray
  10. La pietra di luna di Wilkie Collins
  11. Nanà di Emile Zola
  12. Piccole donne di Louisa May Alcott
  13. Robinson Crusoe di Daniel Defoe
  14. Il mulino sulla floss di George Eliot
  15. Middlemarch di George Eliot
  16. Ritratto di signora di Henr James
  17. Il signore delle mosche di William Golding
  18. Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani
  19. Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
  20. I Buddenbrook di Thomas Mann
  21. Il dottor Zivago di Boris Pasternak
  22. Lolita di Vladimir Nabokov
  23. Gente di Dublino di James Joyce
  24. Villette di Charlotte Bronte
  25. La signora di Wildfell Hall di Anne Bronte
  26. Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald
  27. Revolutionary Road di Richard Yates
  28. Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov
  29. Ivanhoe di Walter Scott
  30. Il barone rampante di Italo Calvino
Bene!Questi sono i trenta titoli che non vedo l'ora di leggere, direi che la mia Challenge è fattibilissima e mi lascia tempo anche per altre letture, come ho accennato alla mia socia quest'anno punto a leggere un po' meno ma con più qualità!!!Ho creato anche un bannerino se qualcuno di voi si volesse unire a me (tranquilli capisco se nessuno lo farà XD), potete prenderlo anche come spunto per leggere qualche classico in più se vi va, e possiamo anche organizzarci e leggere insieme...vabbè io vi ho dato qualche idea!! ^^
Terrò aggiornata anche la pagina qui dove potrete vedere i miei progressi e vi linkerò anche le recensioni!
Allora, che ve ne pare di questa challenge??

Recensione "Lolita" di Vladimir Nabokov

Buongiorno lettori!!!
Oggi si torna ufficialmente alla carica e ripartiamo con le recensioni in arretrato, vi parlo di uno degli ultimi libri letti nel 2014 ed esattamente il mio 300esimo libro!!Con questa lettura sono riuscita a completare la sfida che mi ero prefissata!Bando alla ciance!
Vi ricordo che ieri è partito il sondaggio per scegliere quale libro leggere insieme!!!Votate!!! ^^ 

Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Pagine: 395
Anno di pubblicazione: 2012 (1955)
Editore: Adelphi
ISBN: 978-8845912542
Prezzo di copertina: € 11.00

Trama: Humbert Humbert è  un annoiato quarantenne, professore di letteratura francese, che per un caso fortuito incontra Dolores Haze (Lolita), una dodicenne smaliziata, ribelle e attraente che gli ricorda Annabelle, il suo primo amore adolescente morta a causa del tifo e che non riuscirà a dimenticare. L’attrazione per la giovane Haze spinge il Prof. Humbert a sposare la madre, Charlotte, che poco dopo il matrimonio, appena scoperta la verità sul marito, perderà la vita in un incidente stradale. A questo punto Humbert ha Lolita tutta per sé e inizieranno a vagabondare per gli Stati Uniti passando da un motel all’altro.
 Voto:

Credo che tutti conoscano almeno vagamente la trama del libro (che come sempre non racconto, scusate XD) ed è quindi comprensibile come quest'opera alla sua pubblicazione nel 1955 abbia fatto scandalo e come abbia faticato Nabokov a trovare un editore che accettasse questo suo scritto, pensate che venne pubblicato per la prima volta a Parigi, da un'importante casa editrice erotica perchè tutte le altre si rifiutarono.

Leggere Lolita è stato impegnativo e difficoltoso, la mia prima esperienza con Nabokov mi ha provata psicologicamente (non scherzo XD) e il suo stile, per nulla semplice, non mi ha aiutata. L'autore usa una prosa sofisticata, cercando sempre di arrufianarsi il lettore con cliché francesi alquanto fastidiosi e con uno stile che spesso risulta ripetitivo, ridondante e prolisso

Il libro è diviso in due parti ben distinte: iniziamo a conoscere il professor Humbert e capiamo che questa sua malattia è frutto della perdita di un amore adolescenziale, da questo momento in poi sarà attratto solo da giovani ragazzine che in un certo qual modo gli ricordano Annabelle. E' il viaggio nella mente "sporca" e perversa di un personaggio che all'apparenza sembra uno qualsiasi, è la confessione di una persona che si rende conto di essere un
mostro e un maniaco (lo confesserà lui stesso) ma che non riesce a trattenersi e cede alle tentazioni, è una sorta di lettera d'amore verso la nostra Lolita, è un inno alla ragazzina manipolata e costretta a subire molestie da un padre un po' troppo "affettuoso",  veniamo a conoscenza dei ragionamenti contorti di Humbert, ma ci vengono mostrate anche le debolezze e le colpe umane, è un viaggio introspettivo nella mente di un personaggio instabile, emotivo e immorale.
La seconda parte è quella che scorre più liberamente a mio parere, è la parte in cui Humbert perde Lolita e dovrà fare i conti con la realtà; è un parte più concreta e meno dedicata all'indagine psicologica, in cui la trama avrà più sviluppo.

L'argomento è davvero scabroso, si parla di pedofilia ed è un argomento che solo nominarlo mi fa accapponare la pelle, figuriamoci entrare nella testa di un personaggio raccapricciante come un quarantenne innamorato di una bambina, che la minaccia per avere favori sessuali da lei, che la costringe ad essere la sua amante in cambio di sciocchezze; come ho detto in precedenza, il viaggio introspettivo di Humbert è qualcosa di inimmaginabile ma è raccontato in maniera assolutamente raffinata e con questo termine intendo dire che con il suo stile elegante, Nabokov, accennando spesso ad argomenti scandalosi, non cade mai in descrizioni oscene o parole volgari. Tutto è raccontato e percepito ma è come se niente fosse esplicito. (è chiaro?! O.o)

Lolita è sicuramente un romanzo difficile ed impegnativo, potete ben vedere dal voto che non rientra nei miei preferiti ma credo che sia un romanzo che vada assolutamente letto. Ora non mi resta che guardare le trasposizioni di Kubrick e di Lyne!
Avete letto il libro o vi incuriosisce??

mercoledì 15 ottobre 2014

Recensione "David Copperfield" di Charles Dickens

Buongiorno cari!Come state?? ^^
Oggi una recensione a cui tengo molto, non avevo mai affrontato questa lettura nonostante il mio amore per Charles Dickens, credo che non fosse arrivato ancora il suo momento ma due settimane fa, di punto in bianco, è arrivata l'ispirazione, o meglio dire l'attrazione, e ho preso in mano questo volumone da quasi novecento pagine e ho iniziato il viaggio nella mia amata Londra vittoriana. *-*
Mi raccomando, fatemi sapere se vi interessa o se l'avete già letto...raccontatemi tutto!!!

Titolo: David Copperfield
Autore: Charles Dickens
Pagine: 858
Anno di pubblicazione: 2004 (1850)
Editore: Mondadori
ISBN: 978-8804525141
Prezzo di copertina: € 13.80

Trama: «Di tutti i miei libri» confessò Charles Dickens «amo soprattutto David Copperfield. Nessuno potrà mai, leggendola, credere in questa narrazione più di quanto non vi abbia creduto io mentre la scrivevo.» E in effetti ben pochi scrittori hanno saputo catturare in modo più efficace le emozioni dell'infanzia e la sorpresa, la magia e il terrore del mondo quali li vedono gli occhi di un bambino.
In realtà le avventurose esperienze di David Copperfield adombrano le vicende che hanno contrassegnato la vita dell'autore, che tuttavia riesce ad andare ben oltre il banale autobiografismo.
Dickens descrive con rara incisività tutta una galleria di personaggi raccolti attorno alla figura del giovane protagonista, sino a formare una delle "commedie umane" più lette di ogni tempo. E il favore con il quale il romanzo fu accolto fin dal suo primo apparire nel 1850 non è mai venuto meno. 
Voto: 
Ho provato fin da subito una forte empatia per David: un sentimento non mosso dalla pietà e dalla compassione che provai per Pip ( il protagonista di Grandi Speranze non rientra affatto tra i miei preferiti), o dalla profonda tenerezza, provata fin dalle prime pagine, che determinò la mia preferenza per Oliver; per David è stato amore a prima vista: l'ho visto nascere tra le braccia di una madre sola, amorevole ma troppo ingenua, l'ho visto circondato dall'amore di una governante materna sempre pronta a proteggerlo, l'ho visto ribellarsi contro quel nuovo papà manesco e rigido che non avrebbe mai voluto, l'ho visto soffrire, essere sfruttato e umiliato, l'ho visto ribellarsi al destino e prendere una nuova strada, crescere e diventare prima un ragazzo educato poi colto e amante delle donne, l'ho visto prendersi la prima cotta e cedere ad un amore immaturo, rendersene conto ma provarci fino alla fine, ho tifato per lui durante tutto il suo percorso, ho sperato che si accorgesse della brutalità delle persone che vivono nella speranza di ingannare e approfittarsi, ho sperato che non facesse quello sbaglio che per anni gli ha chiuso gli occhi, ho sperato che li riaprisse per accorgersi che quello che voleva era là, proprio davanti a lui.
Non ho resistito all'infinita dolcezza di Peggotty, quella governante che rispecchia, nell'immaginario collettivo, tutte quelle tate affettuose che, con qualche chilo in più, buoni messaggi e maniere dirette, avremmo voluto nella nostra infanzia; ho tifato per Agnes, dal primo secondo in cui l'ho incontrata ne sono rimasta affascinata e ho capito che era lei, quella ragazzina oggetto dell'amore eccessivo di un padre vedovo, debole e sofferente, la donna del romanzo; zia Betsey, così eccessiva e particolare, ha fatto breccia nel mio cuore nel momento stesso in cui decide di prendersi cura del piccolo David, quando affronta i due fratelli Murdstone sono fiera di lei, sorrido alla sua abitudine di cambiare il nome a qualsiasi personaggio incontrato, la sua singolarità è unica e ha fatto si che sia tra i miei personaggi preferiti...

Poi ci sono quei personaggi che hanno l'ovvia funzione di essere gli antagonisti, e qui nessuno viene risparmiato: Edward Murdstone è il primo che David ha la sfortuna di incontrare, apparentemente affascinante e affabile riesce ad ingannare Clara e a sposarla, in realtà si rivelerà un uomo rigido e freddo, bugiardo e violento; Uriah Heep è sicuramente il personaggio più odioso che abbia mai incontrato, con la sua professata “umiltà” è un ragazzo dall'aspetto inquietante, all'apparenza auto-ironico in realtà si dimostrerò subdolo e infido, malvagio e contorto; Steerforth non è proprio un antagonista ma è sicuramente un personaggio negativo, compagno di scuola di David è carismatico e affascinante, leader ma con una pessima condotta etica.

“Qui, benché i personaggi si offollino uno dietro l'altro e la vita scorra ovunque, un certo comune sentire – la giovinezza, la gioia e la speranza – avvolge il tumulto, raccolgie gli elementi sparsi e investe la migliore delle opere di Dickens di un'atmosfera di bellezza”   Saggio di V. Woolf

Questi sono solo alcuni dei tantissimi personaggi che ci presenta Dickens, sicuramente quelli che sono stati maggiormente evidenziati (forse ho dimenticato di citare lo sciocco Micawber) o almeno quelli che hanno colpito particolarmente me, ma vi assicuro che anche quelli secondari sono degni di nota.
David Copperfield, romanzo più autobiografico
dell'autore inglese, è sostanzialmente diviso il due parti: la prima è la più classica del repertorio dickensiano, con i temi del lavoro in fabbrica, lo sfruttamento minorile, la Londra fumosa e grigia, il degrado umano e urbano, mentre nella seconda assistiamo alla crescita del protagonista che diventa uomo e affronta le tragedie della vita; ho letteralmente divorato la prima parte con David bambino perchè adoro le tipiche tematiche citate in precedenza, la parte successiva cala un pochettino di intensità ma la storia e lo stile ti catturano magistralmente, spesso mi sono ritrovata a sorridere, a volte addirittura a ridere, dell'ironia che l'autore usa abitualmente per caratterizzare i suoi personaggi.

Adoro lo stile di Dickens, checché se ne dica, lo trovo estremamente scorrevole, ha la magnifica capacità di presentare una infinità di personaggi tutti perfettamente caratterizzati, tutto è incatenato precisamente e niente è lasciato al caso, ci sono alti e bassi ovviamente ma mai pause monotone che interrompono la lettura...quello che amo ancor di più è il fatto che i “cattivi” siano tutti sempre puniti, nessuno avrà il perdono dell'autore solo i più meritevoli, giusto le ultime pagine, avranno quel lieto fine che si sono guadagnati in tutta una vita di fatica.

Curiosità:
Tolstoj, che considerava Dickens il migliore di tutti i romanzieri inglesi, dichiarò che "David Copperfield" era il suo romanzo riuscito meglio; Henry James ricordò di amare sentirlo leggere da sua madre nascosto sotto un tavolino; Dostoevskij rimase affascinato dalla sua lettura nel campo di prigionia in Siberia; Kafka definì il suo libro “America" "una pura imitazione" di esso; James Joyce espresse il suo rispetto per questo romanzo nel suo libro "Ulisse"; Virginia Woolf, che non aveva normalmente una grande considerazione per Dickens, confessò il valore di questo romanzo, che racconta "i miti e le memorie della vita"; esso era inoltre il romanzo preferito di Sigmund Freud.

Questo è il mio Charles Dickens.