Buongiorno, lettori! :) Oggi vi parlo di un romanzo breve scritto da Teresa Di Gaetano, autrice che ho già avuto il piacere di leggere e che ho intervistato qualche tempo fa. Essendomi incuriosita di questo suo libro, ho deciso di acquistarlo. Purtroppo però, non mi ha appassionata.
Autore: Teresa Di Gaetano
Pagine: 88
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Butterfly Edizioni
ISBN: 9788897810025
Prezzo di copertina: € 8,00
Trama: Nina è una giornalista, vive in un appartamento tutto suo ed è circondata da amici che le vogliono bene; tutto questo, però, non basta più da quando Pietro è andato via. Adesso, Nina è una donna sospesa. I suoi migliori amici, Leo ed Elena, sembrano non capire la profondità del dolore che l'attanaglia e Nina, perseguitata dal ricordo di Pietro come da uno spettro, non può che sentirsi terribilmente sola. La solitudine, però, dovrà combattere con la forza che Nina ha ancora dentro di sé, celata dietro la paura di ricominciare ad amare. Una storia che è danza d'opposti: il dolore e la speranza, la solitudine e il calore dell'amicizia, la morte interiore e la rinascita della fenice dalle sue stesse ceneri.
Il romanzo breve di Teresa racconta di Nina, una giornalista -e donna- in carriera che è stata lasciata dal compagno Pietro e che, pur essendo circondata da amici cari che cercano in tutti i modi di aiutarla, non riesce a dimenticarlo, soffrendo per l'abbandono e la solitudine di non averlo più accanto. La storia è narrata come se Nina parlasse sempre con Pietro, al quale non riesce a smettere di pensare.
La storia inizia con una protagonista chiaramente depressa e triste per la rottura della storia con il suo compagno, ma a noi lettori non viene detto come o perché la storia sia finita: lo sapremo solo verso la fine del racconto e solo attraverso gli occhi di Nina, quindi non in maniera oggettiva, cosa che secondo me, non fa altro che far passare Pietro per il "cattivo" della situazione, ma è anche vero che il romanzo è dedito a raccontare come può vivere la situazione dell'abbandono da parte del compagno la donna, quindi va bene.
Ho trovato il vuoto dell'abbandono e della chiara depressione della protagonista un po' pesante: capisco che in certi momenti si voglia soltanto essere lasciati soli in pace a piangersi addosso, ma ho trovato eccessivo da parte della protagonista il suo rifiutare qualsivoglia aiuto dagli amici.
Per lo meno non da Leo che è il suo migliore amico, tralasciando gli "amici-conoscenti" che poteva evitare (e qui l'avrei anche appoggiata). Poi, talmente non riesce a non pensare a Pietro che per questo inizia a fumare a bere. Ognuno ha il suo modo di vivere il dolore, certo...
Un evento che ho trovato imbarazzante è quando Enrico, uno scrittore (e a detta della protagonista un bell'uomo) dopo appena qualche uscita le chiede di fidanzarsi. Sì, fidanzarsi! O.O La cosa ancora più scioccante è che lui abbia 40 anni e dice di usare il termine "fidanzata" anziché "ragazza" <<perché ho 40 anni, sai>>. Beh, certo. Invece a 40 anni chiedere a una semi-sconosciuta se vuole "fidanzarsi" con lui è assolutamente normale: ma che stiamo alle medie?! Ci mancava soltanto il classico bigliettino con scritto "Ti vuoi mettere con me?" ed eravamo a posto! -_-
Ultima cosa: non è dato sapere dove la storia è ambientata, ma viene nominata una volta Palermo. E io mi chiedo CHI a Palermo userebbe dei nomi come Janina, Rosalinde, Philip... per non parlare poi dei nomi completi: Janina L. Parker e Leonardo Whiell. Eh?
Allora: posso capire che qualcuno (o anche tutti, ovvio, ma bisogno DIRLO) dei personaggi non sia siculo, ma che la protagonista, l'amico e anche gli altri personaggi abbiano nomi e cognomi stranieri semplicemente NON STA IN PIEDI. Presumo, quindi, che Teresa si sia voluta sbizzarrire a creare una Palermo alternativa! xD
In conclusione, ammetto che mi aspettavo qualcosa di diverso. Non so nemmeno anch'io che cosa, a questo punto.

















